Mal di Testa

FisiOlisticCenter • 11 aprile 2011

Ho analizzato, nel numero precedente di salutenatura, fattori che possono i influenzare l’assetto della colonna vertebrale e che si trovano esattamente agli antipodi: testa da un lato e piedi dall’altro. Se esiste un problema ad un piede camminando male, i muscoli delle anche non sono in equilibrio, perciò la colonna vertebrale assume degli atteggiamenti scoliotici. Se esiste un problema alla dentatura, deglutiamo male, i muscoli del collo non sono in equilibrio perciò la colonna vertebrale assume degli atteggiamenti scoliotici. In pratica due problemi cosi diversi e “lontani” possono provocare le medesime alterazioni meccaniche sulle vertebre e di conseguenza i medesimi dolori. Infatti, tra una vertebra e l’altra, sono ubicate le radici dei nervi, cioè i cavi elettrici del nostro sistema nervoso. Se le radici dei nervi sono stirate o compresse, possiamo avere un dolore localizzato al collo, alle spalle, alle braccia, alla schiena, alla zona sacrale, alle gambe. Il problema del medico e’ quello di capire qual’e’ la causa del dolore del paziente, perché se si limita a somministrare dei farmaci antidolorifici, dal momento che si agisce sull’effetto e non sulla causa, prima o poi il dolore ricomparirà. Il paziente allora dovrà aumentare la dose dei farmaci, oppure cambiare prodotto perché ormai il corpo si sarà “abituato” a quella sostanza (che poi e’ pur sempre un veleno) cioè avrà trovato la maniera di neutralizzarla. Ci si abitua a tutto; ci si abitua anche al dolore: il paziente si rassegna, impara a evitare le condizioni che possono aggravare la situazione, impara a prendere le pastiglie al momento giusto. Così però si avvelena il fegato, con tutte le spiacevoli conseguenze che ne derivano. Inoltre, poiché la causa della sofferenza non e’ stata rimossa, essa continua ad agire peggiorando la situazione muscolare e vertebrale (artrosi) per cui la malattia diventa cronica e si orienta in quel tragico “senso unico” peggiorativo da cui e’ sempre più difficile uscire. Non dimentichiamo inoltre che i problemi cervicali e occlusali (cioè dovuti al combaciamento errato dei denti) si ripercuotono sempre sul cranio e quindi si manifestano spesso come mal di testa. Anche in questo caso abbiamo una moltitudine di persone che soffrono senza riuscire ad avere miglioramenti decisivi con qualsiasi terapia: cioè possono stare meglio per un po’ di tempo: però hanno delle recidive. In tutti i casi descritti c’e’ da domandarsi quante di queste persone potrebbero stare meglio se la loro malattia venisse analizzata in senso globale, cioè inserita in un contesto di equilibrio di tutto il corpo, in particolare di quell’apparato posturale che comprende la bocca, il cranio, la colonna vertebrale, il bacino, le gambe ei piedi che in base alle esperienze kinesiologiche si comporta come un’ unica struttura funzionale. Questo vuol dire che in qualsiasi punto esista un’alterazione (es. un ginocchio) inevitabilmente tutto l’apparato posturale ne risente. Come fare per capire dov’e’ il problema e soprattutto per scoprire se c’e’ un collegamento tra il problema e il dolore riferito al paziente, spesso apparentemente senza alcun legame tra di loro? Ovviamente non e’ una cosa semplice ed e’ per questo che vengono organizzati corsi e seminari per medici che vogliono imparare la nuova metodologia diagnostica e terapeutica. Volendo però, pur superficialmente, sapere come opera il kinesiologo, cercherò di spiegare come funziona lo strumento chiave della metodica, cioè il test muscolare. Quando si contrae un muscolo, questo si accorcia, perché nelle fibre muscolari ci sono dei filamenti che si attraggono quando vengono stimolati dal sistema nervoso, funziona cioè come un elettromagnete che quando viene attraversato dalla corrente attira qualsiasi sostanza ferrosa che si trovi nelle vicinanze. Naturalmente un muscolo e’ infinitamente più complicato di un elettromagnete: quest’ultimo infatti risponde alla legge del tutto o del nulla, cioè attira il ferro oppure no; il muscolo invece e’ in grado di contrarsi poco oppure al massimo con tutte le sfumature intermedie, e’ in grado di contrarsi mantenendo sempre la stessa lunghezza (lavoro isometrico) oppure e’ in grado di variare la sua lunghezza mantenendo sempre la stessa contrazione, cioè lo stesso tono (lavoro isotonico). Il controllo del tono muscolare, ovvero della forza che noi riusciamo ad esercitare, richiede un’elaborazione continua da parte del nostro “computer centrale”. Il cervello attraverso opportune fibre nervose comanda alle fibre muscolari di accorciarsi; tra le fibre muscolari esistono dei sensori che informano il computer sulla lunghezza delle fibre muscolari. Esistono inoltre altri sensori che misurano la tensione presente sui tendini per impedire un’eccessiva trazione in prossimità delle inserzioni ossee dove i muscoli esercitano la loro forza. Tutti questi dati vengono continuamente elaborati dal cervello in modo che il lavoro muscolare produca un movimento regolare, fluido ed efficace (ma con il minimo impiego di energie) del braccio, della gamba, del dito, ecc. Naturalmente il tono muscolare, cioè la forza esercitata, sarà proporzionale allo sforzo che deve essere fatto, cioè alla resistenza che bisogna vincere. Se per esempio tengo un braccio teso di fianco, il muscolo della spalla interessata (deltoide) userà una certa quantità di fibre muscolari per produrre una forza uguale al peso del braccio. Se però alla mano appendiamo una borsa, istantaneamente il numero di fibre muscolari aumenta per adeguarsi al nuovo peso. Se appendiamo una valigia il cui peso sommato a quello del braccio supera la forza massima esercitata dal deltoide, il muscolo, pur avendo tutte le fibre contratte, comincerà ad allungarsi ed il braccio verrà abbassato. Fino a questo punto il funzionamento dei muscoli e’ comprensibile, perciò vediamo di complicare le cose. Il controllo del tono muscolare da parte del cervello non può essere esercitato in presenza di una potente interferenza negativa di tipo energetico. Qualsiasi fattore fisico, chimico o psichico (triangolo della salute) che in qualche modo “disturba” in maniera apprezzabile il libero scorrimento dell’energia nel corpo del soggetto e’ in grado di influenzare il “computer centrale” a tal punto da impedirgli di gestire in maniera valida il tono muscolare. In questo caso diremo che il fattore negativo supera la soglia di tolleranza biologica di quell’individuo, nei confronti di quel fattore ed in quel momento particolare della sua vita. Con un po’ di pratica il medico può imparare a tastare i muscoli cioè a valutare la forza di un muscolo come ad esempio il tensore della fascia lata deltoide in condizioni ottimali e poi a rivalutarla in presenza di fattori negativi per individuare quelli che possono essere fonte di malattia per il soggetto in esame.

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