Tecniche d’Intervento

FisiOlisticCenter • 11 aprile 2011

Dopo aver determinato la lesione è ovvio che l’importante è correggerla. Esistono tecniche strutturali che vanno divise in dirette e indirette. Per capire ci serviremo sempre dello stesso esempio della rotazione dell’osso a destra. In questo caso parleremo dello strutturale diretto. Si comincia facendo resistenza sull’osso B per poi fare forza sull’osso A e provocando la rotazione destra, questo può essere doloroso, per questo motivo si può fare dello strutturale indiretto. In questo caso si mette resistenza sull’osso in lesione; osso A e forza sull’osso B, la finalità è di fare una rotazione a destra, s’inizia a fare la rotazione a sinistra dell’osso B sull’osso A affinché alla fine l’osso B riprenderà la sua posizione e potremmo fare la rotazione a destra. Controresistenza sull’osso in lesione e forza sull’osso il quale si articola, si provocherà dunque il movimento opposto a quello che vorremmo e quello che è impossibile all’inizio per l’osso in lesione. La tecnica funzionale, la tecnica prediletta dai terapisti manuali. Prendiamo sempre lo stesso esempio; primo andare nel senso della lesione, secondo accumulare le tensioni, terzo utilizzare la respirazione corretta per poter passare la barriera fisiologica. Si prendo lo stesso esempio: esagerare la tensione, resistenza sull’osso B, forza sull’osso A, si cerca di andare il più lontano possibile, accumulare la tensione, questo per rigenerare i tendini e i muscoli che si erano rilasciati e permettere il rilasciamento dei tessuti contratti, andare il più lontano possibile, mettere sotto tensione e essere paziente, quando le tensioni si sono veramente accumulate, utilizzare la respirazione corretta che permetterà di andare oltre le tensioni; per esempio una cervicale in rapporto alle circostanze, la respirazione corretta sarà l’espirazione. Quando riporteremo l’osso A al punto neutro se abbiamo fatto un buon lavoro, ritornerà facilmente e a questo punto andremo verso la rotazione a destra che prima era impossibile e dolorosa. È importante seguire l’osso, ascoltare e vivere insieme ai tessuti, essere pazienti, non provocare il movimento ma seguirlo, trovare la posizione ideale.

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